Pasta e patate, la ricetta di Alessandro Borghese

Pasta e patate, la ricetta di Alessandro Borghese

C’è un piatto che, più di ogni altro, racchiude in sé il calore del focolare, il sapore della tradizione e l’ingegnosità della cucina popolare italiana. È la pasta e patate, una ricetta che profuma di casa, di nonna, di ricordi felici. Ma cosa succede quando un piatto così umile e amato incontra la creatività e l’estro di uno chef come Alessandro Borghese? Succede una magia. La sua versione non è una semplice minestra, ma un’esperienza culinaria che eleva la semplicità a un’arte. Abbandonate l’idea di un piatto banale; oggi entriamo nella cucina dello chef per scoprire come trasformare ingredienti poveri in un capolavoro di cremosità e sapore, con quel tocco rock che solo lui sa dare. Siete pronti a ribaltare il risultato?

Questa non è solo una ricetta, è una lezione di cucina. Impareremo la tecnica della “risottatura” della pasta, un segreto per ottenere una cremosità avvolgente senza aggiungere panna o altri grassi. Scopriremo come il giusto taglio delle patate e la scelta di un formaggio audace come la provola affumicata possano fare la differenza tra una buona pasta e patate e una pasta e patate da dieci. Allacciate i grembiuli, perché stiamo per preparare un piatto che entrerà di diritto nella vostra top ten personale.

25 minutes

50 minutes

moyen

Ingredienti

persone +

Utensili

Preparazione

1. La preparazione del soffritto e della base

Iniziamo dalle fondamenta del sapore. Prendete cipolla, carota e sedano e, con pazienza e un buon coltello (o una mezzaluna, se l’avete), tritateli finemente. Questo trito si chiama soffritto, ed è la base aromatica di innumerevoli piatti della nostra tradizione. Più piccolo sarà il trito, più si scioglierà in cottura, regalando un sapore diffuso e non invadente. In una casseruola capiente, possibilmente in ghisa e con il fondo spesso, versate un generoso giro d’olio extra vergine d’oliva. Aggiungete lo spicchio d’aglio intero e leggermente schiacciato, giusto per profumare l’olio, e il rametto di rosmarino. Lasciate che l’olio si insaporisca a fuoco dolce per un paio di minuti, facendo attenzione a non bruciare l’aglio. Rimuovete l’aglio e il rosmarino e aggiungete il vostro soffritto. Fatelo appassire dolcemente, deve diventare traslucido e morbido, ci vorranno circa 10 minuti. La pazienza in questa fase è la vostra migliore alleata.

2. La cottura delle patate, il cuore cremoso

Mentre il soffritto cuoce, occupatevi degli altri protagonisti. Tagliate la pancetta tesa a listarelle o cubetti non troppo piccoli e la provola affumicata a cubetti, mettendola da parte per il gran finale. Pelate le patate e tagliatele a cubetti irregolari, di circa 1-2 centimetri. Questa irregolarità è voluta: i pezzi più piccoli si sfalderanno in cottura, creando una crema naturale, mentre quelli più grandi manterranno la loro consistenza. Aggiungete la pancetta al soffritto e fatela rosolare finché il suo grasso non diventerà trasparente e leggermente croccante. A questo punto, unite il concentrato di pomodoro e tostatelo per un minuto, mescolando. Aggiungete le patate, alzate leggermente la fiamma e fatele insaporire per circa 5 minuti, mescolando spesso. Devono quasi “sigillarsi” all’esterno. Ora coprite il tutto con il brodo vegetale caldo, che deve arrivare a filo delle patate. Salate, pepate e portate a bollore, poi abbassate la fiamma, coprite con un coperchio e lasciate cuocere per circa 20 minuti. Le patate dovranno essere tenere ma non completamente sfatte.

3. La “risottatura” della pasta, il segreto dello chef

Ecco il momento cruciale, la tecnica che trasformerà il vostro piatto. Con un mestolo forato, prelevate circa un terzo delle patate e mettetele in una ciotola. Schiacciatele con una forchetta fino a ottenere una purea grossolana e rimettetela nella pentola. Questo semplice gesto aumenterà la cremosità finale in modo esponenziale. Ora, versate la pasta mista direttamente nella pentola con le patate. Mescolate e assicuratevi che il liquido copra appena la pasta. Da questo momento, dovrete trattarla come un risotto. Cuocetela a fuoco medio-basso, mescolando spesso e aggiungendo un mestolo di brodo caldo solo quando il precedente è stato quasi completamente assorbito. Questa tecnica si chiama risottatura: cuocendo la pasta direttamente nel suo condimento, l’amido che rilascerà si legherà al sugo, creando una salsa densa e avvolgente. Continuate così fino a quando la pasta non sarà cotta al dente. Il tempo di cottura dipenderà dal formato della pasta, quindi assaggiate.

4. La mantecatura, il tocco finale da applausi

Siamo quasi al traguardo. Una volta che la pasta è cotta, il composto deve risultare cremoso e denso, non brodoso. In gergo napoletano, si dice che deve essere “azzeccata”. Togliete la pentola dal fuoco. Questo è fondamentale per non far stracciare il formaggio. Aggiungete i cubetti di provola affumicata e il parmigiano reggiano grattugiato. Ora eseguite la mantecatura: mescolate energicamente con un cucchiaio di legno o fate saltare la pasta nella pentola con movimenti decisi del polso. Vedrete i formaggi sciogliersi e filare, legandosi alla perfezione con la pasta e le patate. Lasciate riposare il tutto per un paio di minuti, coperto. Questo permetterà ai sapori di amalgamarsi e alla pasta di raggiungere la consistenza perfetta. Assaggiate e, se necessario, aggiustate di sale e pepe nero macinato al momento, che donerà una nota speziata irresistibile.

Alessandro Bellacosa

Il trucco dello chef

Per una cremosità ancora più intensa e un sapore rustico, aggiungete in cottura una crosta di parmigiano reggiano ben pulita. Rilascerà lentamente il suo sapore umami nel sugo. Ricordatevi di toglierla prima di servire, anche se molti amano mangiarla perché diventa morbida e deliziosa.

Accordi mets-vins

La pasta e patate, con la sua ricchezza, la tendenza dolce delle patate e la sapidità della pancetta e della provola, chiama un vino che possa equilibrare questi sapori. Un vino rosso di medio corpo, fresco e con una buona acidità è l’ideale. Provate un Gragnano Frizzante, un abbinamento territoriale campano perfetto per sgrassare il palato con la sua vivace effervescenza. In alternativa, un Aglianico del Taburno giovane, con i suoi tannini non troppo invadenti e le note fruttate, si sposerà magnificamente, creando un connubio che sa di tradizione e convivialità.

Informazione in più

Nata a Napoli come piatto di recupero per utilizzare i resti di pasta di formati diversi (la cosiddetta “pasta ammescata” o mista), la pasta e patate è l’emblema della cucina povera ma geniale del Sud Italia. Ogni famiglia ha la sua variante: chi aggiunge i pomodorini, chi la cotica di maiale, chi la serve più brodosa o più asciutta. La versione di Alessandro Borghese la nobilita con tecniche da ristorazione, come la risottatura e la mantecatura, dimostrando che anche il piatto più semplice può diventare un’esperienza gourmet se preparato con amore, tecnica e ingredienti di qualità.

Stampa